agoraliberale

Partito politico membro di diritto del Consiglio Italiano del Movimento Europeo


Il punto sulle elezioni europee


di Raffaello Morelli


Alle elezioni europee mancano sei settimane e ancora latita il dibattito su cosa dovrebbe fare il nuovo parlamento. In compenso sui mezzi di comunicazione vanno in onda una serie di spot che esprimono idee politiche passatiste.
Come scriviamo da tempo, il mondo attuale – di certo quello italiano ma anche quello europeo – è caratterizzato dal rifiuto dei cittadini del modo decennale di governare attuato da gruppi dirigenti ed elites. Attenti alle proprie convenienze e non al far funzionare meglio la convivenza nella libertà di individui diversi (nel rispetto del diritto a condizioni degne di società civili e a rapporti di scambio aperti nel manifestarsi e intraprendere). Ciò sia nella dimensione interna, italiana oppure europea, sia in quella internazionale (manca un progetto per affrontare le sfide di vario tipo che ci vengono dall’alleato americano, dall’incombente orso russo e dalla lontana Cina, per non parlare della questione epocale dei migranti). Loro continuano a dire di applicare la democrazia liberale, ma, allontanandosi dai cittadini, ne hanno tradito del tutto il senso.
In queste sei settimane è impensabile riuscire a mutare il panorama. Ma cerchiamo di comportarci da liberali. Innazitutto alle Europee i liberali vanno a votare. Lo fanno perché sono tra i costruttori dell’Europa fin dalla fondazione, e l’Europa non è un monumento burocratico bensì un collegarsi a passo a passo di paesi e cittadini diversi per migliorare nella libertà. Non v’è progetto più fecondo al mondo. Quindi non deve passare la disaffezione verso l’UE.
Andando a votare, cosa votano i liberali? Intanto chi non possono votare. Essenzialmente quattro tipologie. La sinistra che punta alle emozioni e al dover essere delle sue ricette socii economiche obsolete. In particolare il PD convalescente dal morbo renziano, che resta afflitto dal predicare il sole dell’avvenire senza proporre un concreto rilancio europeo e dall’attardarsi nel rimpiangere la restaurazione di un potere svanito. Un’altra tipologia è quella della galassia berlusconiana, la seconda vestale della restaurazione, che è ferma agli anni ’90 e propugna una conservazione di puro potere senza idee. Una terza tipologia, di fatto agevolata dall’agitarsi scomposto dei due restauratori, è la destra nelle varie forme, in specie quella sovranista, che vuole un’Europa smembrata negli stati componenti e nelle mani di capi forti autoreferenziali. La quarta tipologia è quella di chi in Italia è fautore del cambiamento, però non ha né la cultura né l’esperienza per costruirlo, tanto che in campo democratico rispolvera la volontà generale di Rousseau (due secoli e mezzo fa).
Allora, sopra la soglia del 1 o 2 % , non resta che il gruppo di +Europa , l’unico che dichiara di voler aderire, nel caso superi il 4%, al gruppo liberale dell’ALDE. E’ già qualcosa. Certo, non sarebbe male che qualcuno dei suoi esponenti, invece di affannarsi a rincorrere i restauratori, formulasse contenuti liberali su quello che dovrebbe fare il prossimo parlamento UE.