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Partito politico membro di diritto del Movimento Europeo - Italia


 

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Michele D'Elia sull'Europa

Andrea Bitetto su Einaudi e Bordin

 

 

Grazie all'instancabile lavoro di Enzo Palumbo, Alberto Marchetti Giuseppe Rao ed altri amici, i Liberali troveranno, sulle schede per le Elezioni Europee, un simbolo che ci riguarda da vicino, quello di Democrazia Liberale. E' una buona notizia, speriamo bene. A segire riporto un comunicato che indica gli obiettivi concordati fra Carlo Calenda ed Enzo Palumbo, obiettivi di sicuro interesse con una sola eccezione: quella che "l’ambizioso programma di fare nascere una forza  di centro che possa rappresentare un’ampia area troppo a lungo rimasta priva di voce e di presenza sulla scena politica..." sia da considerare una scelta vincente. Il " centro", di democristiana memoria, porta alla concezione di un compromesso costante fra scelte obbligate. Se il problema è quello di superare il 4% portando a votare i tanti che sono stufi di sentire corbellerie politiche mentre sono vessati, ci vuole ben altro. Un Paese in avanzato sato di decomposizione, come quello nostro, non può rinascere con medicine dolciastre, ci vuole una iniezione di coraggio forte, decisa. Una persona per bene e pensante, esattamente quella che non va a votare Salvini, Meloni, Schlein, e men che mai Conte, è sconvolta dalle truffe sui bonus, sul reddito di cittadinanza, dall'aumento della criminalità in ogni ambito, dallo sfacelo del Servizio Sanitario, dei Trasporti, dai ritardi della Pubblica Amministrazione, dai costi della Giustizia, dal decadimento di tutti i centri di istruzione di ogni ordine e grado, dalle furberie delle Amministrazioni Locali che si finanziano con le multe per eccesso di velocità grazie a rilevatori piazzati a genio e con quelle per divieto di sosta, giunte al costo di oltre 80 euro. Si potrebbe continuare a lungo ma l'essenza del problema è che la pressione fiscale del Paese è di gran lunga superiore al dichiarato, poichè essa è rimpolpata, solo per chi ha qualcosa da perdere, da una miriade di balzelli che costituiscono una vera e propria tassazione ultronea nascosta e non certo progressiva. Chi non ha nulla da perdere sopravvive grazie ad aiuti e sovvenzioni che gravano sugli onesti lavoratori, il che non sarebbe grave se non vi fossero tante richieste di lavoro disattese, tanta dedizione alla criminalità ed allo spaccio, e non sarebbe grave se il ceto medio onesto non stesse assestandosi, giorno dopo giorno, alle condizioni di povertà. Di fronte a tanti inutili sacrifici per quanti lavorano onestamente per sopravvivere, abbiamo il crescente esodo delle grosse industrie verso i paradisi fiscali, ed abbiamo la rabbia che sale nel verificare come milioni di euro vadano a profitto di presentatori, calciatori, tennisti, show girl, uomini e donne di spettacolo e , da qualche tempo, anche a favore di "influencer" tutti venditori di sogni irrealizzabili e le ultime anche di panettoni e cioccolata con sogni irrealizzati. Provare a parlare di Europa ad un Paese come il nostro, dal quale scappano anche i richiedenti asilo, non è semplice: possiamo farlo, ma solo promettendo di impegnarci, con tutte le nostre forze, per riacquistare e difendere i valori della civiltà occidentale e la dignità ormai perduta anche a livelo internazionale, evitando di elemosinare aiuti da sperperare ( P. Dante)

 

Un comunicato del leader di Azione, Carlo Calenda, e del Presidente di Democrazia Liberale, Enzo Palumbo, rende noto l’accordo politico sottoscritto tra le due formazioni per partecipare insieme alle prossime elezioni europee con l’obiettivo di costruire un’area politica “…che metta insieme i movimenti liberali, repubblicani, liberalsocialisti, popolari e riformatori, nell’intento di superare l’attuale bipopulismo”. A giudizio di ‘Azione-PER” e “Democrazia Liberale’ che parteciperanno insieme ad altri e e con i rispettivi simboli alle prossime elezioni di giugno “è necessario che l’Italia faccia la sua parte nel contesto delle libere democrazie europee e atlantiche per il rafforzamento della capacità difensiva dell’UE contro i rischi crescenti provenienti dalle autocrazie illiberali“.
L’intesa raggiunta è finalizzata alla nascita di un Partito che rappresenti tutta la vasta area di elettori che fanno riferimento agli ideali, alla cultura, ai valori liberali, socialdemocratici, repubblicani, popolari sturziani, europeisti e occidentali che hanno consentito all’Italia di diventare un grande Paese sviluppato, pacifico, progressista, tollerante e aperto alle novità del nuovo millennio.
Insomma, una novità politica di vasto respiro non limitata alla scadenza elettorale ma che si propone l’ambizioso programma di fare nascere una forza  di centro che possa rappresentare un’ampia area troppo a lungo rimasta priva di voce e di presenza sulla scena politica.
Questa iniziativa prende corpo nel momento in cui il Paese è governato dalla coalizione di centro destra che ha al proprio interno fortissime ed evidenti contraddizioni in materia di politica comunitaria. La Presidente del Consiglio, forse per necessità, forse per scelta tattica, ha abbandonato le posizioni più estreme che l’avevano vista schierata sulle posizioni del premier ungherese, del Fronte Nazionale lepenista e dell’estrema destra spagnola di Vox, dei quali ha condiviso pubblicamente le scelte. Il suo avvicinamento all’attuale Presidente della Commissione, candidata dei popolari a un secondo mandato, ha tutto il sapore della ricerca di una credibilità con i partners europei che non è stata per nulla acquisita. Ne è prova, da ultimo, l’esclusione italiana dal vertice franco-tedesco-polacco che configura una nuova leadership europea. La fiducia si guadagna sul campo ed è la conseguenza di comportamenti coerenti e univoci. FdI è ben lontana dall’averla conquistata e non basta qualche “aggiustamento” di linea per raggiungerla.
La Lega è dichiaratamente euroscettica, sostanzialmente filo russa e giustamente giudicata inaffidabile. Cavalca, come può, il malcontento di chi non crede nella prospettiva dell’integrazione europea e non intende abbandonare nazionalismi ampiamente superati.
Forza Italia, di cui non è in discussione la vocazione europeista, sta tentando di fare un risultato elettorale migliore di quello della Lega, ma, in questa attesa, sembra ancora un vaso di coccio tra quelli di ferro e non riesce a fare sentire nella coalizione di maggioranza la sua voce con la forza e determinazione che ci vorrebbe.
Sul versante dell’opposizione, i 5S cercano di trarre benefici elettorali da una posizione pacifista che tale non è, ma rappresenta una linea anti occidentale e ostile all’Alleanza nord atlantica. Non si è pacifisti consegnando una parte del Paese aggredito, l’Ucraina, all’aggressore, la Russia, tagliando i rifornimenti e gli aiuti militari a chi si difende contro la violenza e l’arroganza di un neo imperialismo liberticida. È mistificatorio invocare la pace quando è evidente che in tali condizioni essa sarebbe soltanto una resa senza condizioni all’invasore.
Allo stesso modo occorre fare tutto il possibile per arrivare ad una tregua effettiva in Medio Oriente fermo restando il diritto di Israele di difendere la sua sopravvivenza e di difendersi dagli attacchi di Hamas e dell’Iran. Qualunque distinguo su questo punto significa favorire gli integralisti islamici e le dittature musulmane che negano i fondamentali diritti civili ai popoli che governano.
Il PD vacilla e ondeggia inseguendo l’idea di un campo largo che non esiste e non è praticabile. I Democratici sono attraversati da simpatie filo palestinesi che celano maldestramente incomprensibili rancori anti occidentali e anti americani. La scelta di campo non consente perplessità e non lo consente neppure la scelta della creazione di una forza militare europea che sia anzitutto di pace e di difesa ma serva a consentire al vecchio Continente di avere una reale forza di persuasione nei rapporti tra Paesi in conflitto.
Nella c.d. prima Repubblica l’area di centro, tra DC e PCI, valeva oltre il 20% dell’elettorato e rappresentava una forza di stabilità e di progresso sociale. La nuova coalizione che si presenterà alle Europee con i suoi simboli uniti per costruire un nuovo soggetto politico, forte di una grande ed importante tradizione culturale e politica, deve guardare a quell’orizzonte adeguando le sue proposte politiche alle novità che il tempo che viviamo impone, nella piena consapevolezza che i grandi valori del Liberalismo e della Socialdemocrazia rappresentano stelle polari e garanzia di Democrazia contro nuovi e vecchi populismi e nazionalismi. (G. Gullo) - https://www.democrazialiberale.org/

 

 

UNA COPPA BISOGNA SAPERLA GESTIRE

 

Abbiamo vinto la coppa Davis ed il Paese è in festa. Il Presidente della Repubblica ha deliberato di complimentarsi con i protagonisti dell'evento ma s'è sentito rispondere che, a causa di precedenti impegni dei ragazzi, l'incontro non si sarebbe potuto tenere. 

Ma certo, i ragazzi non potevano rimandare i precedenti improrogabili impegni per perder tempo al Quirinale.

A tanta superficialità si è aggiunta la risposta del nostro Presidente: " le porte saranno sempre aperte", ovvero, in qualunque momento, il Presidente della Repubblica Italiana metterà Lui da parte ogni precedente impegno Istituzionale per ricevere i ragazzi.

Da non credere!

Sbirciando fra i quotidiani, ho appreso che il giovane Sinner, nel 2023, ha già guadagnato 28 milioni di euro ed allo stupore si è aggiunta la  preoccupazione.

In questo Paese, tennisti, calciatori, motociclisti guadagnano cifre iperboliche: sicuramente pagano le tasse, ma non basta: dai nostri campioni nello sport, strapagati in un paese in cui ormai il 40% delle famiglie non arriva a fine mese, occorrerebbe pretendere il comportamento da campioni anche nel rispetto delle Istituzioni.

Stando così le cose, considerata la meritata derisione che giungerà inevitabilmente dall'estero, purtroppo anche per la sonora gaffe del Quirinale, sarebbe stata  preferibile una sconfitta da signori ad una vittoria da figli di papà. 

27 novembre 2023                                                 Pasquale Dante

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INTEGRAZIONE?  SIAMO PROFONDAMENTE DIVERSI


Per un liberale la diversità non è certo un problema, può risolversi in accesi dibattiti al termine dei quali tutto rimarrà come prima, prova ne sia che nessuno è sin qui riuscito a rimettere in piedi il compianto Partito Liberale Italiano, anche se molti son convinti d'averlo fatto.
La mia, comunque, non é una riflessione su di noi liberali, ma sui problemi di integrazione in Europa, problemi che i recenti terribili avvenimenti in Israele rendono più che evidenti.
Tutto inizia con il masacro dei miliziani di Hamas che non risparmiano anziani, donne e bambini. Cosa giustifica il massacro? Non un urlo di sfida allo Stato di Israele, ma un urlo di soddisfazione per avere celebrato la grandezza di Allah ( Allah akbar, ovvero Allah è più grande di ogni cosa).
Dunque il nemico si combatte in nome di Allah e per far piacere a Lui, per dimostrare che si sta combattendo per affermare la Sua supremazia.
Tutta colpa di Israele? Impossibile, basti riflettere che Allah akbar è l'urlo dei terroristi che, anche dalle nostre parti, sparano all'impazzata contro civili inermi, si lanciano con veicoli sulla folla e si fanno esplodere.
Andiamo a noi. A parte l'espressione ebraica " Alleluia" ci si può ricordare della dedica latina " Deo Optimo Maximo" in voga in epoca rinascimentale, ma dal rinascimento ad oggi è passata molta acqua sotto i ponti: fra alti e bassi, siamo giunti allo svuotamento delle Chiese ed alla trasformazione dei momenti religiosi più significativi in occasioni da dedicare ad acquisti e svago.
L'esserci liberati dall'osservanza dei precetti religiosi, fra i quali " le donne entrino in Chiesa a capo coperto e decentemente vestite... " ha consentito l'emancipazione femminile che l'Islam non può concepire, visto che la donna è considerata, sostanzialmente, un essere impuro.
Bisognerebbe ricordarlo a qualche Sacerdote che, lo scorso Natale, ha osato dare alla Madonna i panni di una fra le tante donne richiedenti asilo, e bisognerebbe ricordarlo anche a certa popolazione di sinistra che si batte per la parità dei diritti fra uomo e donna mentre invoca l'integrazione fra il nostro mondo e quello islamico.
Tanto premesso, torniamo al sanguinoso conflitto in atto fra Ebrei ed Hamas.
Gli efferati crimini di guerra o di religione compiuti dai miliziani di Hamas sulla popolazione civile, non possono suscitare altro che ribrezzo e voglia di mettere la parola fine a tanta barbarie.
Fosse successo in Europa, sarebbe successo di tutto, ma non certo quanto ideato e posto in essere da Benjamin Netanyahu con la complicità di tutto l'esercito d'Israele.
Persino gli americani, che praticano ancora la pena di morte, cominciano a dare segni di insofferenza di fronte ad una reazione tanto insensibile al diritto alla vita di anziani, donne e bambini palestinesi, reazione giunta sino al punto di porre in essere bombardamenti alla cieca su civili inermi, spingendoli, ove sopravvissuti, anche alla morte per sofferenze inaudite dovute alla mancanza di cibo, acqua, medicinali ed elettricità, ed addirittura sino al punto del bombardamento di ospedali per colpire i terroristi che, al di sotto di tali strutture, avrebbero il loro quartier generale.
Tutto quanto precede, a prescindere da ogni valutazione di natura politica, impone la presa d'atto dell'esistenza di una barriera insuperabile che separa noi occidentali, unitamente ai Paesi più evoluti riguardo la sensibilità ed il rigoroso rispetto dei diritti umani, dal resto del mondo, ancora condizionato da visioni arcaiche e legate al poter compiere barbarie in nome di Dio.
L'integrazione è possibile, esiste certamente una ampia porzione di musulmani moderati, capaci di condividere la nostra stessa sensibilità nei confronti di esseri viventi, ma rimane il problema di quanto la loro Religione possa consentire in termini di integrazione con la parità di genere, con le nostre abitudini ed il nostro stile di vita, anch'esso imperfetto, ma alla ricerca di soluzioni indirizzate alla misericordia laica, al benessere ed alla comprensione dei problemi di chi vive soffrendo.
L'integrazione è possibile, ma è necessario capire che siamo diversi e che le pulsioni bestiali hanno sempre il sopravvento sulle intelligenze sprovvedute.

11 novembre 2023                                                                Pasquale Dante

 

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Riporto volentieri una interessante nota pervenuta da Michele d'Elia ed, a seguire, la mia risposta.

LA DIASPORA DEI LIBERALI 

MENTRE TUTTI SI DICHIARANO LIBERALI I LIBERALI VERI SONO ALLO SBANDO

Ieri

Tra il 4 e il 6 febbraio del 1994, all’Ergife di Roma, si svolse il XXII ed ultimo Congresso nazionale del P.L.I. Lo avevamo pensato come il Congresso della rigenerazione ed invece fu il funerale del Partito. I becchini del P.L.I. ebbero partita vinta. Mentre la platea dei delegati discuteva fino all’alba del 5 febbraio sul futuro della Bandierina, alcuni capi bussavano con molta insistenza e poca dignità ad altre porte. Lo testimoniano le cronache di quei giorni; ma prima o poi ne scriveremo anche la storia. Dal partito nacque la Federazione dei Liberali (alla quale sono iscritto), che avrebbe dovuto infondere nuovo slancio ed entusiasmo ai liberali organizzati, e che da allora ha tenuto puntualmente ogni anno il suo Congresso. Il primo si svolse in provincia di Lucca dal 22 al 24 luglio dello stesso 1994. La Federazione, tanto al centro che alla periferia, si dotò degli organi di democrazia formale, che sono retaggio del liberismo. Ma il nuovo soggetto politico fu presto abbandonato da chi era approdato a più munifici lidi, specie di stile aziendalista; e, dopo i primi tempi, entrò in uno stato di depressione politico-organizzativa, che tuttora permane, specialmente al centro; essa divenne luogo esclusivo della spocchiosa Sinistra liberale. Le ultime elezioni europee, le amministrative del 1995 e le ultime politiche non ne videro l’affermazione, grazie a cavilli formali e ad operazioni di bassa macelleria, perpetrate dagli ”alleati” dell’Ulivo. A Milano ne sappiamo qualcosa. A sua volta il cosiddetto Centro-Destra, esaltato da una vittoria elettorale inattesa e vistosa, perse il contatto con la realtà ed il governo del Paese. Del resto, le vittorie vanno coltivate, opera impossibile senza una classe politica. Oggi, oltre il neonato P.L., i gruppi e i gruppuscoli che utilizzano l’aggettivo liberale non si contano più; per non parlare dei più grossi partiti, che si fregiano in maniera indebita dello stesso termine politico. Sulla scadente qualità di questo liberalismo basti ricordare una predica domenicale di Einaudi: “L’adesione unanime al principio significa dissenso effettivo ed altrettanto unanime”. Questo scrivevo su Nuove Sintesi, n.1 maggio 1998.

Non tutti possono dirsi liberali, senza stravolgerne il senso. Un partito liberale di massa è un falso storico.

Oggi

Che fare, dunque? Semplice: tutti i liberali sappiano, insieme, individuare un terreno di confronto metapolitico, vale a dire culturale, in attesa che la volontà degli uomini e la oggettiva situazione politica italiana creino le condizioni di chiarezza, indispensabili per riorganizzare le forze e le energie disperse. Non sarà né facile né conveniente scalare l’erta che ci sta davanti, ma questa è l’unica strada degna della nostra storia e del nostro futuro.

Prevengo l’obiezione e la domanda: se, nel frattempo, si debba o no “fare politica”; la risposta è fin troppo ovvia: si deve essere presenti e propositivi in campo politico, si deve essere liberali negli atteggiamenti concreti, nell’esercizio delle proprie responsabilità, per arrivare alla costituzione di un Partito Liberale Italiano, che sia erede di quello fondato a Bologna l’8 ottobre 1922, senza il quale la vita politica del Paese sarà zoppicante e rassegnata al grigiore ed alla incompetenza; stordita dal potere della politica per immagini e annunci, priva di sostanza, ormai da una quarantina d’anni. Ognuno deve esercitare quel diritto di critica, che oggi è soltanto un artifizio retorico, affinché il governo del Paese non si faccia più regime di quanto già non sia. In ciò fondamentale rimane il ruolo della stampa, che deve dare a tutti voce e spazio, per sostenere questa pedagogia politica.

Gli italiani non si sono nutriti e non si nutrono solo di pane e nutella.

Forza Italia si è ridotta a chiedere minuzzoli e molliche, come Berlusconi nel suo ventennio aveva preteso da chiunque. Nutella finita.

La mia proposta di riunire i liberali sotto l’antico simbolo fu considerata assurda dai liberali benpensanti.

Motivo: avendo costoro trovato ricetto altrove, per conservare il proprio scranno, se ce l’avevano; o guadagnarselo, passando in partiti monocratici e cosiddetti democratici, se non l’avevano.

Mentre la mia proposta di partito veniva snobbata, nasceva un simulacro di PLI, per iniziativa di un ex parlamentare PLI, poi ex F.I., poi ex non so che … Fallimento elettorale conclamato.

Anche nelle politiche del settembre 2022 sono apparse liste liberali, fallite anch’esse; chi sono?

Il 19 giugno 1998 con pochi Amici, fondai l’Associazione Dei Liberali, con atto notarile.

L’Art. 2 dello Statuto recita:

“Finalità. L’Associazione non ha finalità di lucro.

Essa è costituita da cittadini che si propongono di far valere nella vita politica il principio e il metodo delle libertà, quale supremo regolatore di ogni attività pubblica e privata. Essa intende raggiungere i propri fini culturali e politici attraverso l’elaborazione e la diffusione dei principi e delle mentalità liberali adottando in ogni caso il metodo della libera discussione e della critica propositiva.

Gli aderenti all’associazione si impegnano ad attenersi alle decisioni della maggioranza, purché non ledano il principio della libertà.

L’Associazione Dei Liberali fa propri i principi del “Manifesto liberale di Oxford del 1967”, dell’”Appello di Roma dell’Internazionale Liberale del 1981” e del documento “La società aperta”. Adotta il simbolo della bandiera tricolore rigida sormontata dalla scritta “Liberali europei”, su fondo azzurro”.

Mi dissero che non serviva. Infatti: dopo ne spuntarono altre come funghi, che, pare, anche oggi sopravvivano. Per esempio:

  • i Liberali;

  • Competere;

  • Destra liberale;

  • Lodi Liberale;

  • Associazione Liberal Forum, ultima nata.

Operava ed opera, a Palermo, l’Associazione “Agorà Liberale”, che svolge un significativo ruolo culturale e politico; così come La Scuola di Liberalismo, a Roma.

Il 26 novembre 2022 il Liberal Forum in un documento afferma: occorre formalizzare un “Decalogo politico di liberalismo”.

Il 2 e 3 dicembre 2022 il Liberal Forum ha tenuto il suo Congresso a Milano. Del Decalogo non abbiamo notizia. Il Liberal Forum ha scelto Calenda e Renzi, cioè il “nulla politico” Constatata la rottura tra i due “nulla politico”, il 17 aprile 2023 il Liberal Forum diffonde un comunicato stampa, che comincia così:

“Il Liberal Forum sostiene con fermezza e convinzione l’appello di Costa (Azione) e Marattin (Italia Viva) per un’immediata ripresa del confronto nell’area liberal democratica per la costituzione del partito unitario dei liberali e riformisti”. Abbiamo visto, anche di recente, come vota il Terzo Polo.

I liberali passano dall’abbraccio mortale con F.I. a quello con Calenda e Renzi.

Benedetto Croce: “Vorrei che quelli che si determinano ad iscriversi al Partito liberale facessero in quest’atto una seria meditazione su questo punto: che cioè il liberalismo ha una singolarità, che è l’unico partito di centro che si possa pensare. Per questa

ragione esso non può dividersi in una destra e in una sinistra, che sarebbero due partiti non liberali. Naturalmente il Partito liberale esaminerà e discuterà sempre provvedimenti di sinistra e di destra, di progresso e di conservazione, e ne adotterà degli uni e degli altri, e, se così piace, con maggiore frequenza quelli del progresso che quelli della conservazione. Ma non può celare a se stesso questa verità, che la libertà si garantisce e si salva talora con provvedimenti conservatori, come tal’altra con provvedimenti arditi e perfino di progresso”. Dicembre 1951

Nulla da spartire con l’attuale vuoto al Centro, che si dimostra sempre più l’interstizio nel quale tentano di inserirsi nuovi personaggi, che si autodefiniscono liberali.

Cambiare partito era un insulto all’elettore; oggi è prova di … intelligenza …

I liberali, senza casa, si sono adeguati: F.I., P.D I., liste abborracciate; ad alcuni è andata bene ad altri no, ma finché c’è vita c’è speranza!

Rimane un nucleo di incorrotti, che fa cultura; e solo quella.

I principii non si annacquano.

Domani?

Chiedete agli aruspici liberali: prevedono tutto.

Michele D’Elia - Presidente dell’Associazione Dei Liberali

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Caro Michele,
Grazie, innanzi tutto, per avere citato Agorà Liberale quale punto di riferimento per le riflessioni liberali ispirate al pensiero di Croce da Te opportunamente ricordato.
E' un errore fatale quello di voler comprimere l'idea liberale imponendole di stare dentro contenitori di destra, sinistra o centro.
Tuttavia, il come " rientrare in gioco" , impone una analisi complessa.
Volenti o nolenti, dobbiamo riconoscere che le formazioni liberali che operano in Europa e che aderiscono ad ALDE sono orientate politicamente sia a destra che a sinistra: sono tuttavia componenti strutturate, con una sicura dialettica interna fra maggioranza ed opposizione e con la consegunte possibilità di cambi al vertice, cambi che, a suo tempo, abbiamo registrato anche nel nostro P.L.I.
Qui in Italia occorrerebbe ripartire da zero, avere un Leader credibile e gradito a tutti, una Sede operativa con un responsabile organizzativo, creare delle strutture in periferia e, prima di tutto, raccogliere i fondi occorrenti per tenere in piedi il tutto oltre che per finanziare le campagne elettorali.
Di fatto, trattasi di una missione impossibile: che fare?
L'unica soluzione per l'oggi che mi pare praticabile, potrebbe essere quella di costituire una componente autenticamente ed autorevolmente liberale entro un contenitore che non sia populista o caratterizzato da accese coloriture politiche di destra o di sinistra. Escludendo i 5 stelle, ilPD, la Lega e Fratelli d'Italia, rimarrebbe da prendere in considerazione Forza Italia ed il Terzo polo contro il quale, vedo, Tu inveisci.
Riguardo Forza Italia - con o senza Berlusconi - c'è una incompatibilità che riassumo riportandomi alla sua genesi ed ad una narrazione dell'allora segretario regionale della DC siciliana il quale era rimasto sbigottito nell'apprendere che un personaggio, ritenuto dal suo Partito non idoneo alla candidatura al Consiglio Comunale di Palermo, era stato candidato da Forza Italia e subito eletto in Parlamento.
In Forza Italia la scelta delle candidature prescinde dalle capacità e segue logiche incompatibili con il nostro modo di intendere e praticare la politica.
Il terzo polo si fonda sulla credibilità di Renzi e di Calenda, e qui farei una netta distinzione.
Renzi è un soggetto imprevedibile, abituato a scorrettezze politiche e privo di quel rigore comportamentale ispirato ad etica e lealtà, al quale i Liberali danno primaria importanza.
Calenda avrebbe potuto essere un accettabile punto di riferimento per i Liberali se non avesse deciso di allearsi con Renzi e se non avesse deciso di di accettare la costituzione di un " terzo polo" che, per i motivi da Te brillantemente riassunti, è la negazione della ragion d'essere dei Liberali, abituati a tutto tranne che all'essere identificati entro un confine definito e chiuso alla possibilità di optare per scelte di destra o di sinistra secondo necessità ed opportunità.
Il progressivo imbarbarimento dei rapporti umani, agevolato da un uso massivo e poco intelligente dei social, sta creando un crescente distacco fra la parte ancora sana della popolazione e la Politica, ormai espressione emblematica di quel processo di degrado che cresce velocemente sulle ali dell'ignoranza e della superficialità.
Il 40% degli elettori che si rifiuta di andare a votare, fra i quali mi annovero, è costituito in massima parte da persone per bene, incapaci di reperire, fra i candidati, un serio, onesto, credibile, preparato punto di riferimento.
Se Calenda avesse colto il disagio che ho segnalato, implorando il ritorno all'impegno politico delle migliori personalità che operano nel Paese, non in nome di un "terzo polo" ma in nome del rispetto per la grandezza dell'impegno politico, dicendolo apertamente e guardandosi bene del fare comunella con Renzi e la sua corte, avrebbe fatto qualcosa di utile per il Paese ed avrebbe dato una qualche speranza di sopravvivenza anche per noi Liberali, magari quale componente autonoma di quel progetto.
Il Sito di Agorà Liberale ospita scritti spesso di segno opposto ma sempre sorretti da motivazioni attente e sincere, ma non è tutto: l'essere Agorà Liberale membro di diritto del Movimento Europeo, grazie all'interessamento di Valerio Zanone e di Beatrice Rangoni, mi ha dato il pesante fardello del pagamento del costo annuale d'iscrizione che da oltre 10 anni sostengo personalmente, ma mi ha dato anche l'opportunità di designare 4 componenti l'Assemblea scegliendoli in autorevolezza, e, fortunatamente, ricevendo tanta disponiblità.
So che anche Tu ti sacrifichi e sostieni spese non indifferenti: Ti prego di andarne orgoglioso perchè la traccia di un serio impegno politico, oggi più che mai, la si lascia fuori dal Parlamento.
Troverai la Tua lettera e questo mio riscontro nella prima pagina di Agorà.
Un abbraccio,
                                                                        Pasquale Dante

 

 

LA VERA SCONFITTA DEL CAVALIERE


Non ho mai incontrato Silvio Berlusconi: anzi, ho evitato di incontrarlo nonostante l'invito a passare, armi e bagagli, dal PLI a Forza Italia ricevuto da Egidio Sterpa, al quale ero vicino e che non dimenticherò mai.
Al Suo cospetto, come al cospetto di altri quali Malgodi, Valitutti, Zanone, avevo chiara la complessità e l'importanza dell'idea liberale: di Berlusconi mi interessava davvero poco e, per altro, cominciavo a ritenerlo l'unico responsabile dello scioglimento del P.L.I.
Se avesse creduto davvero nell'idea liberale, si sarebbe iscritto al Partito e, acquisita dimestichezza con il nostro pensiero, avrebbe potuto comprendere la irrealizzabilità di quella corbelleria che è l'idea di un partito liberale di massa o l'idea di una alleanza con le destre.
La sua Forza Italia crebbe nei consensi spinta da un significativo supporto economico e da proposizioni populiste e consentì momenti di gloria all'interessato ma si sgonfiò per delusione degli elettori, esattamente come accaduto all'Uomo qualunque di Giannini prima ed ai Cinque Stelle di Grillo Di Maio Di Battista e Conte, dopo.
In un Paese che è capace di offrire consensi plebiscitari a Mussolini, impiccandolo poi per strada per avere perduto una guerra acclamata da tutti a Piazza Venezia e dintorni, praticare il populismo per giungere alle più alte cariche Istituzionali è un gioco da ragazzi: è il dopo che è difficile da gestire.
Se a Berlusconi sono stati concessi il funerale di Stato ed il lutto nazionale ciò è dovuto al doveroso segnale di attenzione riservato dal Governo ad uno dei leader dei Partiti che lo sostengono, ed è classicamente italiana quella bandiera a mezz'asta imposta anche alle caserme della Guardia di Finanza, come se la gestione fiscale del Defunto dovesse assurgere a modello da seguire per tutti gli Italiani.
Però, a molti era rimasto simpatico, e nell'odierno traccheggio dei social bande di imbecilli si trastullano insultandosi a proposito di tanto onore concesso alla salma.
Per quanto mi riguarda il Cavaliere, non avendo condotto studi su Croce ( per tacere fra gli altri di Einaudi, Freidman, Nozick, Popper, von Hayek, von Mises, Lord Acton, Bastiat, Constant, Smith e perchè no, Gobetti Salvemini Mazzini e Spadolini...), avrà avuto difficoltà a comprendere che la concezione autoritaria non è semplicemente immorale ma
" di altra ed inferiore morale, sorgente sopra altri ed inferiori presupposti teoretici, e, come tale, vede la sua diretta nemica nella concezione liberale, contro cui è sempre convulsa di odio e di paura e procura sempre d'infliggerle tutto il danno che può, non cessando di avventarle strali avvelenati e di chiamare a raccolta in sua offesa i malcontenti della più diversa sorta, profittando di ogni difficoltà nella quale la scorga impigliata. A ragione, perchè l'opposizione fra le due è irremissibile in quanto non volge sopra cose particolari che ammettono pratici compromessi, ma sulle cose ultime, che non ammettono compromessi, come contrasto che è di Religioni nel quale quella liberale ed immanente si annunzia all'autoritaria e trascendente in aspetto di giustiziera e seppellitrice...." ( Croce - Elementi di Politica - il prespposto filosofico della concezione liberale - 1924 ).
A scriverlo sui social, che per altro non frequento, non ci penso nemmeno, mi basta ricordare Montanelli che scrisse essere in tanti a pensare di Berlusconi come un novello Churchill o De Gaulle affermando anche che il vero problema era dovuto al fatto che Berlusconi ci credeva davvero.
Fatto sta che a nessuno, fra i giornalisti ed intrattenitori Rai e Mediaset d'oggi, strapagati ( quelli Rai anche a mie spese), o fra i politici oggi di moda, Schlein in prima fila, sia passato per la mente di chiedere alla signora Meloni, non se è nostalgica del fascismo ma cosa ne pensa di Croce ( si potrebbe cominciare proprio da lui) per capire, infine, cosa ha rappresentato davvero Silvio Berlusconi, ovvero tutto, tranne che la concezione liberale della Politica per non parlare del modo di stare in Politica.
Tanto premesso, e messa da parte la Politica ed il modo di stare in Politica, la perdita di una vita umana, con o senza bandiere abbrunate, è sempre una sconfitta.


14 Giugno 2023                                                             Pasquale Dante

 

 

 

LA TENTAZIONE DEL POPULISMO CHE LAMBISCE LA CHIESA

 

Per un liberale, guardare oltre rispetto il comune sentire è una necessità.
Rimanere estranei ai sentimentalismi ed alla retorica non produce consenso, lo sappiamo bene, ma l'osservazione dei fenomeni con spirito critico ed indipendente è patrimonio genetico che consente, fra l'altro, un valido elemento di selezione, come afferma Franco Chiarenza, fra quanti affermano d'essere liberali non essendolo e quanti lo sono senza saperlo.
E' naturale che il fenomeno dell'immigrazione clandestina susciti commozione per le sofferenze e le tante morti in mare, anche di bambini o adolescenti.
Incurante di ciò, qualcuno mugugna imputando ai nuovi arrivati alla civiltà occidentale colpe che non vale neppure la pena qui riassumere, tuttavia, a parte l'angoscia ed il dolore per tante morti innocenti, ciò che fa rabbia è la strumentalizzazione politica del fenomeno che lambisce anche la Curia.
Leggo oggi, che è il giorno di Natale, che esiste una sorta di Presepe itinerante, ove la Madonna, San Giuseppe e forse anche il Bambin Gesù portano un giubbotto di salvataggio.
Iniziativa estemporanea e marginale verrebbe da dire, ma non è così.
Leggo infatti che anche l'Arcivescovo di Palermo, nella Sua odierna Omelia, si è preoccupato di assimilare la vicenda che porta al Natale, ed alla nascita del Redentore, a quella dei richiedenti asilo, usando queste testuali parole: " Quante volte i media riportano la notizia e le immagini di bambini nati mentre una madre attraversa il Mediterraneo su un barcone stracolmo di migranti? Quante volte abbiamo sentito e continuiamo a sentire che una donna è costretta a vivere la gioia della maternità all’addiaccio, ristretta in un campo di profughi, in un alloggio di fortuna, bloccata alle frontiere innevate dell’Europa civilmente e culturalmente evoluta? "
Al primo impatto con le parole dell'alto prelato non se ne comprende la reale portata, tuttavia, a ben riflettere, esse esprimono un pericoloso ed inatteso avvicinamento al populismo da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
Il Papa emerito, Uomo profondamente colto, penso che non avrebbe tollerato.
Come dimenticare il sacrificio, non solo dei Santi bruciati vivi per avere rifiutato di rinnegare Dio, ma anche i Sacerdoti e le Suore recentemente puniti con la morte in terra di missione.
Come dimenticare le tante stragi volute da altre fedi e, sopra tutto, come osare attribuire, di fatto, alla Madonna la qualifica di "impura" con la quale si appella ogni donna occidentale e non, per il solo fatto di vagare a capo scoperto?
Da liberale, poco attento alle imperscrutabili valutazioni di ordine Teologico, ho voluto consultare la Treccani per capire sino in fondo il concetto di Redenzione, tanto caro ed in uso presso la Religione Cattolica, ed ecco il risultato:"Nella dottrina cristiana le parole r. e riscatto si applicano specialmente all’opera di r. compiuta dal redentore Gesù Cristo a favore dell’umanità per liberarla dal peccato di Adamo: le due nozioni di peccato originale e di r. dipendono l’una dall’altra e sono alla base della concezione cristiana del mondo. A causa del peccato originale infatti tutti gli uomini si trovano, in rapporto alla vita soprannaturale per la quale erano stati creati, in uno stato di morte e, in rapporto a Dio, in uno stato d’inimicizia e di rivolta, essendosi fatti schiavi del male. La r. assicura pertanto agli uomini la riconquista della vita soprannaturale, il loro rientro nell’amicizia divina. L’insieme di questi benefici è il frutto dell’intervento in loro favore di Cristo."
Credo ci sia poco da aggiungere, salvo il precisare che il soccorso e l'assistenza ai richiedenti asilo è fuori discussione perchè sta, non solo nel concetto stesso di redenzione come lotta al male ed alla sofferenza che esso determina, ma perchè sta nel nostro Credo e nelle nostre consapevolezze occidentali riguardo il dovere di solidarietà umana, a condizione di tenere ben distinte le abitudini ed a debita distanza le interferenze sul modello di convivenza sociale che è un nostro patrimonio fatto di rifiuto della crudeltà, della violenza, della reazione e della discriminazione.
E' vero che anche la nostra Religione pone dei limiti ai credenti, si pensi alle battaglie che è stato necessario condurre per il divorzio per l'aborto, per la libera espressione degli orientamenti sessuali, ma, a parte il fatto che molti non credenti condividono razionalmente in tutto o in parte gli anzidetti limiti, è innegabile che la nostra civiltà si è sviluppata seguendo gli insegnamenti - tornando alla Treccani - di distacco dal peccato e dalla schiavitù nei confronti del male.
Non è possibile identificare la madre del Redentore con una richiedente asilo, non solo perchè costei della Redenzione non ha mai sentito parlare ma, sopra tutto, poichè costei, erroneamente, ritiene lo scafista l'unico strumento di salvezza, non per l'umanità, ma per se stessa e per la propria prole.

 25 dicembre 2022                                            Pasquale Dante

 

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E' vero, oggi la misura di tutto è il successo, mai il merito. Si tratta di una attenta osservazione di Riccardo Mastrorillo cui cedo la prima pagina "rubata" alle pagine del periodico " non mollare" curato da Enzo Marzo insieme ad altri intellettuali e raggiungibile, per chi ama una visione gobettiana dell'idea liberale, tramite il sito " critica liberale". Per comprendere la inclinazione degli amici di "critica", basti ricordare che, di fronte alla prospettiva di una fucilazione da me recentemente paventata nel dichiararmi indisponibile a concedere il mio voto ad uno qualsiasi dei candidati espressione delle attuali forze politiche, mi hanno subito corretto precisando che avrebbero preferito l'esecuzione tramite ghigliottina. Il fatto che pur non essendo andato a votare sono ancora vivo è solo la conferma di una nostra evidente mancanza di mezzi per condurre, non solo epurazioni ma anche concreta attività politica.... ( P. Dante)

 

 

L'Italia nelle mani della signora Meloni


Per i sedicenti progressisti e per i sedicenti conservatori, è facile dare un giudizio prognostico sul governo Meloni: pessimo per i primi, eccellente per i secondi. Per un liberale le cose si complicano.
Dal dopoguerra sino ad oggi, mai abbiamo avuto un governo guidato da un esponente della destra e, a parte la parentesi del boom economico degli anni 60, non mi pare che il centro sinistra abbia fatto grandi cose.
Ci sarebbe tanto da scrivere, tuttavia, in estrema sintesi, la percezione che si ha di questo odierno consesso democratico è percepibile andando per le strade dove è possibile verificare il grado di cortesia, disponibilità, pazienza e rispetto delle regole da parte dei cittadini tutti, nessuno escluso ed a prescindere dal ceto sociale.
E' superfluo io enunci tutte le strabilianti assurdità nei comportamenti che registriamo giornalmente, una fra tante, la crescente abitudine di tenersi a pochi centimetri di distanza dall'auto che precede in autostrada, lampeggiando per chiedere di farsi da parte al malcapitato che occupa la corsia di sinistra in quanto impegnato in sorpasso.
A tanta stupida grettezza corrisponde sempre la proprietà di una automobile che corre di brutto e che costa ormai quasi la metà di un piccolo appartamento.
E' impossibile che tanta stupida grettezza, come tante altre, fra le quali utilizzare il clacson non appena il semaforo passa al verde, sia compatibile con la ricchezza quale frutto di sofferta attività professionale, imprenditoriale ovvero di emolumento elargito ai ceti impiegatizi dirigenziali in ogni settore.
Personalmente, non ho mai ravvisato i tratti della sofferenza causata dalle responsabilità sui volti dei guidatori adusi alle succitate ridicole e spesso anche pericolose abitudini, ed anzi, spesso, ho notato la giovane età di tanto fastidiosi concittadini.
Ebbene, il centro sinistra, spianando la strada ad evasori, trafficanti e spacciatori di droga, ladri, corruttori e concussi, ha spinto il Paese a votare a destra.
Fatto sta che la destra non ha certo voglia di impoverire i ricchi e, anche volendolo, non ha strumenti per porre freno al malcostume dilagante che oggi è l'unica fonte di ricchezza possibile.
L'onesta povertà rimarrà tale e quale e conseguentemente, nella perseverante disperazione, gli unici posti di lavoro reperibili saranno, sempre di più, quelli offerti dalla criminalità organizzata.
Tanto premesso, se il mio pensiero sul governo del Presidente Meloni non vi avrà convinto, neppure dopo avere letto le censure al Governo Draghi che avevo pubblicato, potrete sempre valutare le tradizionali opposte analisi di stampo liberale leggendo i discordanti commenti di Franco Chiarenza e Livio Ghersi.
Basterà solo cliccare sulle pagine a loro dedicate su questo sito.
Pasquale Dante