agoraliberale

Partito politico membro di diritto del Movimento Europeo - Italia


 

Recentemente, www.criticaliberale.it  Enzo Marzo ha indirizzato severe critiche al direttore di Libero, rilevando come il giornalismo sia ormai in assoluta sintonia con una gestione politica superficiale, offensiva e sempre più spesso anche volgare.
Ho riassunto le mie idee al riguardo in un commento che metto a disposizione di tutti.

 

Caro Enzo,
non so quanta gente sia oggi consapevole di quello che è stato il buon giornalismo. Sono stato vicino ad Egidio Sterpa ma non l’ho seguito quando ha deciso di stare a fianco di Berlusconi, dal quale si è infine distaccato rendendosi conto di non essere uno yes man.
Ma di yes man ce ne stanno tanti e, come diceva Valerio Zanone, per far capire di esser compensati meno del dovuto, son disposti a fare molto di più di quanto era stato loro richiesto..
C’è poi la crisi dell’editoria e la necessità di alzare i toni oltre il dovuto per creare la notizia e c’è infine questo sport nazionale che è lo scambio di insulti sui social, per televisione, sui giornali e da qualche tempo, anche per strada.
C’è una sola speranza, quel filo sottile che lega noi liberali e che ci consente di condividere, sempre, tutte lecensure al decadimento culturale, alla spavalderia dei numeri, alla intolleranza, ai giudizi affrettati, al rispetto dovuto al prossimo ed a molte altre virtù ormai desuete.
Non abbiamo più un Partito e probabilmente non lo avremo mai più, ma un Paese che si trastulla fra i tanti urlatori di sciocchezze racchiuse fra diesis è un Paese ormai politicamente, socialmente e culturalmente insignificante.


30 marzo 2020 

Pasquale Dante

 

 

Il segreto di Renzi

Pasquale Dante  11 febbraio 2020

Cari amici Liberali.
Con i tempi che corrono, i rudimenti dell'arte politica acquisiti da Renzi durante le sue frequentazioni con i personaggi della prima Repubblica, han fatto di lui un gigante.
Nessuno, fra addetti ai lavori della politica e sopratutto giornalisti, ha compreso le vere ragioni della intransigenza di Italia Viva riguardo le problematiche sulla prescrizione.
In Politica, l'obiettivo che si vuol raggiungere raramente coincide con le dichiarazioni rese alla Stampa ed ai media, tanto che, i più accorti,un tempo, escludevano quasi sempre il fine politico dichiarato dalle reali intenzioni.
I tempi son cambiati, il rapporto informativo mediatico é ormai caratterizzato dalla sintesi e dalla smania di far presto, ed il dibattito politico ne subisce le conseguenze.
La posizione assunta da Renzi gli assicura, innanzi tutto, un primo beneficio sul piano dello scostamento al centro rispetto la linea politica del PD, ma gli consente, anche, di fare incetta di determinati consensi ( destra, centro, sinistra poco importa...) ben identificabili nel panorama politico.
Per esser chiaro, intendo riferirmi all'elettorato di quella parte di classe politica, che opera ai margini della legalità e qualche volta anche al servizio dell'illegalita, per la quale la prescrizione è spesso una mano santa . Pensare che a Renzi e compagni stiano veramente a cuore i valori propugnati da noi garantisti ( sopratutto liberali e radicali) sarebbe una follia, anche perchè, dato l'impercettibile riscontro in termini di voti, sarebbe per lui davvero una esagerazione, per così poco, minacciare la crisi di governo.
Sappiamo, comunque, che le elezioni anticipate preannunciate dal Presidente della Repubblica di seguito ad una crisi di Governo, impedirebbero a Renzi di oltrepassare il limite della trattativa.
Otterrà certo qualcosa sul piano della prescrizione, ma sarà un effetto marginale: ciò a cui punta sono le nomine di cui il Governo si occuperà - guarda caso - proprio in questi giorni.
Solo un dilettante nell'approccio politico potrebbe immaginare che le due cose non vadano di pari passo.
Renzi finirà con il cedere in cambio di qualcosa sulla prescrizione e di molto sul piano della designazione di incarichi di sottogoverno, incarichi destinati a consentire l'acquisizione di personale politico esperto e dotato di buon seguito, oltre che dedito a favoritismni e raccomandazioni.
Che tutto questo non lo abbia compreso il quartier generale dei prntastellati può non sorprendere, che nessuno lo percepisca e lo denunci, tagliando le ali ai voli renziani in casa P.D. è la conferma che, anche da quelle parti, la nuova classe dirigente ha ancora molto da imparare.

 

 

 

RALPH DAHRENDORF UN SOCIOLOGO  

LIBERALE IN CONFLITTO CON L’AUTORITA’

di Pasquale Dante

Nato ad Amburgo il primo maggio del 1929, Ralph Dahrendorf  si è spento il 17 giugno 2009, subito dopo avere compiuto gli ottanta anni di una vita di intenso amore per gli studi filosofici e sociologici, coronati con importanti riconoscimenti internazionali sia  sul piano accademico che su quello politico, ove ha lasciato una traccia indelebile nel liberalismo internazionale.
Sul piano accademico, lo ricordiamo professore di sociologia ad Amburgo, Tubinga e Costanza dal 1958, dal 1974 al 1984 direttore della London School of Economics e dal 1987 al 1997 Amministratore  del St. Antony College presso l’Università di Oxford, sul piano politico lo ricordiamo parlamentare liberale tedesco negli anni 1969 e 1970, Segretario di Stato del Ministero degli Esteri Tedesco e componente della Commissione Europea a Bruxelles dal 1970, Presidente d’Onore di Liberal International quando ne era Presidente Giovanni Malagodi, ed infine, sino ad oggi, Patron della stessa Associazione. Acquisita la cittadinanza britannica dal 1988, nel 1993 fu nominato Lord a vita dalla Regina Elisabetta II e nel 1997, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione, fu chiamato a presiedere il Congresso dell’Internazionale Liberale.
E’ evidente che, come liberali, dobbiamo molto a Ralph Dahrendorf per il contributo che Egli ha offerto, come uomo, come filosofo e come sociologo alla evoluzione del nostro pensiero.
L’Uomo Dahrendorf, a mio sommesso avviso, lo si scopre rileggendo il prologo  da Lui tenuto alla Bocconi, in occasione dei cento anni della fondazione della Scuola.

In quella circostanza, egli ha rammentato con commozione il 1947 ed i suoi primi anni da studente presso l’Università di Amburgo, precisando innanzi tutto, che per i genitori operai l’università era rimasta un sogno lontano.
E nel seguire le sue prime lezioni, che erano quel sogno a lui concesso, a volte anche seduto sul davanzale della finestra dell’Aula o sul pavimento accanto al Docente dato il sovraffollamento e la mancanza di strutture,  si riteneva comunque protagonista di una grande, meravigliosa avventura della mente.
Passione quindi per la conoscenza, ed approfondimento degli Studi come opportunità per sostenere il processo di crescita civile ed economica delle Nazioni.
Sul piano politico, filosofico e sociologico Dahrendorf, feroce oppositore di quanti consideravano la Libertà una semplice espressione verbale priva di contenuti politici conseguenti, ha elaborato una importante teoria dinamica del pensiero liberale, avversa al liberismo fondato sul capitalismo di debito  ed attenta alla necessità di promuovere un mercato nuovo, entro il quale contemperare i legittimi interessi dei possessori di beni con quelli dei Cittadini consumatori di quegli stessi beni , evitando che questi ultimi potessero essere influenzati dai loro processi produttivi.

In questa lucida visione dei pericoli del mercato dominato dal primato del potere, dal forte condizionamento che esso esercita attraverso una visione coercitiva e relazionale fra i diversi gruppi dominanti  in un contesto normativo ideato ed  emanato per affermare criteri ed indici di “desiderabilità” del prodotto, Dahrendorf denunciava il nuovo conflitto di classe  fra i potentati detentori del potere legittimo, che lo sfruttano anche normativamente per indirizzarlo e comprimere ogni dissonanza,  ed  ogni sfera sociale destinata alla ricezione di quegli ordini.

Queste riflessioni, che ho sentito il desiderio di riassumere osando forse troppo,  sono il concentrato del ricco patrimonio che Ralph Dahrendorf  lascia ai Liberali del nostro Pianeta.

Superfluo avvertire come, proprio in Italia, ove il nuovo conflitto avvertito da Dahrendorf  si manifesta giorno dopo giorno in tutta la sua potenzialità distruttiva, i liberali non abbiano ancora colto l’importanza di quella felice ed attualissima intuizione, unendo le loro forze per denunciarne i pericoli: tuttavia, ancora una volta con Dahrendorf, siamo costretti a registrare che per alcuni, la Libertà rimane una pura e semplice espressione verbale di comodo che,  nonostante priva di contenuti politici, assolve quanti ritengono di militare in formazioni ideali che ad essa si richiamano, svolgendo così il poco nobile ruolo d’utili idioti asserviti al neo capitalismo autoritario da cui ricevono l’ordine perentorio di smetterla di pensare, riuscendovi per altro, senza sforzo ed alla perfezione

 

 

Oscar Bartoli è un giornalista autore di diversi libri, con la passione per la musica e dotato  di buon senso laico, che vive a Washington. 

Avevo voglia di scrivere, esattamente, quanto Lui ha scritto ed inoltrato via mail ad una cerchia di Suoi lettori.

Ringraziandolo per avermi risparmiato la fatica di esprimere gli stessi concetti, cedo a Lui la parola con una unica precisazione: l'imbarbarimento, la volgarità diffusa nel linguaggio, il mancato rispetto delle più elementari regole di educazione civica, l'incontenibile voglia di fare del male  si percepiscono di più nei grandi centri, In quelli più piccoli, prevalgono solitudine e disperazione.

Pasquale Dante

 

 
 
 Ma che c'importa, ma che ce frega...
di Oscar Bartoli
 
4 novembre 2019
 

Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha scritto un lungo articolo che ridotto in soldoni sostiene che gli italiani sono un popolo incolto, privo di senso civico, affetto da diffusa violenza, ultimo nella classifica tra i paesi europei quanto a consapevolezza del vivere in una democrazia.
Le riflessioni del noto professore-giornalista sono in larghissima parte condivisibili.
Durante le nostre peregrinazioni in Italia che si prolungano per diverse settimane siamo testimoni dell'imbarbarimento crescente nella vita quotidiana del Bel Paese.
Credevamo che la volgarità diffusa nel linguaggio, il mancato rispetto delle più elementari regole di educazione civica, l'incontenibile voglia di fare del male ovvero la cifra del traffico fossero tutte qualificazioni del comportamento di quelli che vivono a Roma e che in larga parte romani non sono.
Ma girando per altre regioni, isole maggiori e centri abitati ci è capitato di registrare con sorpresa la diffusione della stessa cattiveria romana, anche se espressa in contenuti e livelli più limitati.
Gli italiani sembra che vivano per mangiare. Gran parte della socialità si condensa intorno ai tavoli complice anche e soprattutto la bontà del cibo che ha connotazioni diverse a distanza di poche decine di chilometri.
Il noto stornello romanesco sembra essere l'inno nazionale per eccellenza.
Facile quindi, come per l'acuto critico del Corriere della Sera, sostenere che "è tutto sbagliato tutto da rifare".
Che l'Italia sia affetta da una pesante e accentuata involuzione del costume, che sia sempre più evidente l'aumento dell'insoddisfazione generalizzata a fronte delle istituzioni che non funzionano, della difficoltà nel tirare avanti, del cicaleccio continuo dei politici nei loro pollai televisivi, ebbene: tutto questo è palpabile.
Ma le generalizzazioni peccano sempre per eccesso di generalità.
Quello che si percepisce immediatamente vivendo a Roma e in altre aree contaminate dalla romanità, e' che si tratta di schiume, spesso maleodoranti.
Queste schiume mettono a repentaglio la consistenza del tessuto connettivo sociale che nella sua struttura fondamentale è fatto di gente con sani principi morali, un alto concetto della famiglia nella quale ci si rintana per fuggire alla pubblica dissoluzione del bene comune.
Insomma, l'Italia non è quella del traffico, quella dei talk show televisivi e radiofonici, quella dei parolacciai di professione, quella dell'inconsistenza dei governanti, quella delle tante mancate promesse, quella di coloro che vogliono spaccare tutto ma non sanno e non vogliono darsi da fare per costruire qualcosa di buono.
C'è una stragrande maggioranza dei 60 milioni di italiani  fatta di gente perbene che si fa il mazzo ogni giorno per portare a casa un po' di soldi, ci sono milioni di donne che non hanno per modello di comportamento le centinaia di sgallettate dei rotocalchi pronte a tutto e costantemente sculettanti per vendere la propria merce. Quelle donne sono l'ossatura della cellula familiare così come lo sono state le loro madri e le loro nonne. Ci sono pensionati che devono vivere con meno di 500 euro al mese.
E poi ci siamo noi, noi italiani residenti all'estero, siamo alcuni milioni.
Ci siamo fiondati in altre nazioni, ci siamo rimboccati le maniche e come i nostri antenati migranti spesso abbiamo dovuto lottare contro l'ostracismo degli indigeni che non volevano accettare la nostra presenza nei loro paesi.
Siccome siamo intelligenti siamo riusciti a costruire un presente ed un futuro per le nostre famiglie.
Non solo facendo pizze (il nostro amico Joe Farruggio con il suo 'il Canale' ha creato una miniera d'oro a cielo aperto).
Ma come medici, sfuggendo alle baronie italiche, siamo riusciti a farci ammirare e apprezzare nonostante la giovane età conquistando in molti casi il primato di importanti dipartimenti ospedalieri.
Ci riuniamo nelle nostre chiese e nelle nostre Case Italiane (a Washington proprio di fronte allo FBI).
Promuoviamo la nostra stupenda lingua nazionale con iniziative con il sigillo dell'ambasciata ma soprattutto con la consapevolezza di essere parte di un patrimonio culturale e artistico che non ha l'eguale nel mondo e godiamo di questo primato che leggiamo negli occhi di chi ci guarda con ammirazione.
Noi italiani all'estero abbiamo dimostrato e stiamo dimostrando intelligenza, grande capacità di adattamento, gusto per l'innovazione, rifiuto della fossilizzazione culturale che impone ad altri di essere bravi solo nella loro limitata fettina professionale.
Noi italiani all'estero che adoriamo la nostra patria d'origine nonostante che spesso per ottenerne un certificato ci vediamo costretti a indicibili calvari mentre nel paese che ci ospita il cittadino normale è considerato persona di serie A e non di serie C.
Noi italiani all'estero impegnati ad insegnare ai nostri figli e nipoti e pronipoti che i numerosi, importanti uomini politici che hanno un cognome italico sono i discendenti di quegli analfabeti che si imbarcarono su piroscafi vetusti per andare a sfidare universi sconosciuti.
Noi italiani all'estero siamo stati preceduti da milioni di altri connazionali che venivano considerati "negri bianchi", perché pur di sopravvivere accettavano di essere pagati meno degli ex schiavi.
E, com'è successo qui negli Stati Uniti, siamo stati linciati da coloro che avevano timore della nostra capacità di adattamento, della nostra forza nel sopportare fatica, drammi familiari, incomprensione.
Ecco perché forse non è azzardato chiedere agli italiani d'Italia di prendere esempio dagli italiani all'estero per cercare di rimettere in carreggiata una nazione abitata da troppi disillusi che non riescono a trovare motivazioni ed energia sufficienti per far tornare la nostra Patria un protagonista a livello mondiale.
 
                                                                                 

 

 

STARE IN EUROPA

di Pasquale Dante 

26 aprile 2019

 

Diciamolo francamente, noi Italiani ci amiamo ed in questo non facciamo eccezione alla regola: in molti si amano, il problema è che noi ci corrispondiamo appassionatamente.
Riusciamo ad amarci girovagando per Città sporche, trasandate e piene di buche, riusciamo ad amarci anche quando scansiamo le pallottole che ormai volano per aria come fossero coriandoli lanciati da bambini festosi nei giorni di carnevale, riusciamo ad amarci anche quando siamo costretti a convivere con la mafia la ndrangheta la sacra corona unita ed ogni altra diavoleria nelle sue mille sfaccettature, riusciamo ad amarci nonostanti consapevoli della corruzione, arte nell'esercizio della quale superiamo le capacità dei maestri della pittura rinascimentale e, per non farla lunga, ci amiamo appassionatamente al punto di dare ai Salvini ed ai Di Maio le responsabilità politiche, non della Svizzera, dove anche con un Governo dedito ai lazzi del goliardismo più deteriore le cose andrebbero bene lo stesso, ma di un Paese come quello appena descritto.
Ciò pèremesso, da qualche tempo, non sensa bisticciare con i congiuntivi, che è quanto dire, da più parti politiche si ritiene utile e producente prendere le distanze dall'Europa, come se tutti i problemi sopra riassunti fossero, non frutto di nostra inciviltà, ma diretta discendenza dalla scellerata decisione di adervi.
Stiamo scherzando?
Qui bisognerebbe ringraziare, se non tutti, la maggior parte dei Paesi Europei, per la clemenza a noi concessa nel tenerci all'interno di un contesto civile: tuttavia questo è il mio personale pensiero, poichè, stando alle preferenze raccolte da sovranisti e populisti, la maggioranza degli Italiani ( votanti) sembrerebbe pensarla in modo diverso.
Prevedo imminenti disastri, ma state tranquilli, siamo pur sempre in Italia ed al risarcimento dei danni provvederà uno dei soliti condoni.

  

Lo avevamo previsto:

3 maggio 2019 - ANSA 

 Spari tra la folla a Napoli: 3 feriti, grave una bimba

 

17 luglio 2019 - ANSA

 

Doppia 'stesa' la scorsa notte a Napoli.

Due raid intimidatori con spari all'impazzata si sono verificati in due zone della città. Due bossoli sono stati ritrovati alla Sanità, davanti alla chiesa nella piazza dove fu ucciso per un'altra stesa, il giovane Genny Cesarano vittima innocente di un raid di camorra. Altri otto bossoli sono stati invece ritrovati in piazza Materdei. Tutti i bossoli sono calibro 9 x 21. Su entrambi i fatti indaga la Polizia. Non si esclude che possa trattarsi della stessa banda ad essere entrata in azione: i due posti non sono lontani l'uno dall'altro

 

14 settembre 2019

 

Un uomo di 31 anni è stato ferito ad una gamba a colpi d’arma da fuco in via Acton, a Napoli. E’ ricoverato all’ospedale “Loreto Mare”: le sue condizioni non destano preoccupazioni.

L’episodio si è verificato intorno alle 5 di questa mattina. 

L’uomo ha riferito che era bordo della sua auto quando ha avuto una discussione con altri automobilisti. Uno di questi ha estratto una pistola e lo ha ferito. Indaga la polizia.