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Partito politico membro di diritto del Movimento Europeo - Italia


 

 

Checco Zalone, la Teologia e le perversioni demoniache

di Pasquale Dante - 07 gennaio 2020


Cari amici liberali,
possibile non vi siate accorti del fatto che abbiamo un nuovo maìtre a penser di levatura tale da suscitare acclamazione presso Famiglia Cristiana che, per dimestichezza con la Teologia, non è certo il "Corriere dei piccoli"
Trattasi di Checco Zalone il quale, per i temi trattati sull'immigrazione con il suo ultimo film, ha indotto la rivista cattolica a suggerire a Matteo Salvini di acquisire consapevolezza sul come realmente stanno le cose riguardo l'immigrazione, recandosi presso la più vicina sala cinematografica per visionare Tolo Tolo ed indi commuoversi e pentirsi.
Il film - salvo Zalone abbia improvvisamente deciso di trasformarsi in attore drammatico - farà sicuramente sorridere le moltitudini e provocherà incassi stratosferici, ma, da bravi liberali, sappiamo bene che poi, ammesso che la pellicola colpisca davvero al cuore, al momento del voto, le stesse moltitudini continueranno a votare per la Lega.
E', il nostro, infatti, un Paese stracolmo di buone intenzioni, destinate tuttavia a trasformarsi in perversioni demoniache all'atto del voto che, dopo la rivoluzione copernicana della seconda Repubblica, viene elargito spesso a soggetti che uniscono alla disponibilità a corrompere ed essere corrotti ereditata dalla prima Repubblica, una dabbenaggine stratosferica.
Vediamo di fare qualche esempio.
Cominciamo proprio dall'immigrazione: è certo che ogni essere umano in pericolo deve essere salvato ed è questa una regola tanto elementare che, chiunque dovesse propugnare il contrario dovrebbe raccogliere, piuttosto che milioni di preferenze, lo stesso trattamento riservato ai criminali nazisti dal Tribunale di Norimberga.
E' egualmente sacrosanta la gravissima sanzione penale che incombe sui genitori i quali - nonostante attentissimi nel dare o negare l'amicizia su faceboock - dimenticano i propri bambini in auto sotto il sole destinandoli ad una morte atroce. Ma, mi chiedo e vi chiedo, perchè mai una mamma migrante, che egualmente determina la morte per affogamento del proprio bambino imbarcandolo su vecchie carrette o peggio su fragili gommoni sovraccarichi, va esente da qualsivoglia reprimenda, raccogliendo anzi diffusi segnali di commossa comprensione? Non sarebbe il caso di indagare per capire se la sventurata stesse davvero portando la prole lontano da altra morte sicura? E sarebbe davvero troppo - una volta raggiunta la certezza riguardo il ruolo - affibbiare l'ergastolo seduta stante agli scafisti? L'Esercito dispone di ricognitori in grado di riprendere dall'alto, e senza destare sospetto, tutto ciò che accade su di una imbarcazione: possibile che nessuno abbia pensato, durante il tempo occorrente per l'arrivo dei soccorsi, di far filmare e rendere chiare le responsabilità di comando a bordo? Ma anche volendo limitarsi all'interrogatorio, possibile che almeno la maggioranza dei richiedenti asilo, pur avendo traversato il mare in tempesta, non abbia poi il coraggio di denunciare gli organizzatori delle tratte? Siamo certi che il nostro codice penale non preveda per responsabilità genitoriali e per atteggiamenti di esplicita connivenza severe condanne? E dove stanno le accanite difenditrici dei diritti delle donne che notoriamente, in caso di imminente naufragio, sono le prime ad essere scaraventate fuori bordo insieme ai loro bambini? Salvare vite umane è un preciso dovere, punire i trasgressori delle leggi e dei comportamenti disumani è un irrinunciabile atto di giustizia da compiere per evitare che altre migliaia di vite umane continuino ad essere date in pasto ai pesci del Mediterraneo.
Parliamo ancora dei bamini, per comprendere fino a che punto si contrae l'apertura mentale degli attuali nostri legislatori. Di seguito al crescere dei fenomeni di abbandono dei piccoli in auto, costoro hanno stabilito di costringere tutte le mamme ed i papà d'Italia - già abbastanza perplessi di fronte alla procreazione - di munirsi di un costosissimo seggiolino dotato di marchingegni elettronici pronti a dare segnale di allarme all'atto della fatale dimenticanza.Bene, poichè il Sindaco della mia Città fra tram e ZTL ha confuso Palermo con Stoccolma (ove ormai pare che in molti lo spedirebbero volentieri), sono costretto a muovermi con una moto. Dopo le prime rovinose cadute provocate dalla dimenticanza del bloccadisco anteriore, ho risolto il problema con la ben nota cordicella elastica colore giallo fosforescente che ricorda, anche ai più distratti, di non dimenticare di dismettere il blocco alla ruota prima di partire a razzo. Non sarebbe stato sufficiente obbligare mamma e papà a dotarsi di un simile semplice dispositivo ( il cui costo è di pochi euro...) da collegare allo sportello di uscita del guidatore per risolvere il problema?
Rimaniamo sulle strade, sempre più dissestate ed insicure e dunque teatro di incidenti ormai spesso mortali. Il vero problema non è tanto la mancanza di manutenzione delle medesime che rende felici meccanici, equilibratori di cerchioni e rivenditri di pneumatici, il vero problema e che strade e marciapiedi, grazie al telefono portatile, sono ormai uffici aperti al pubblico in ogni ora del giorno e della notte. C'è l'imprenditore che attraversa la strada raccogliendo ordinativi o impartendo disposizioni ai dipendenti, il medico che detta precauzioni ai pazienti, l'avvocato che discute con l'assistito e via dicendo, sino alla più pericolosa categoria dei creditori che sollecitano pagamenti e che perdono le staffe al primo segnale della segreteria telefonica, che è una mano santa per i debitori desiderosi di vivere in tranquillità. C'è poi chi attraversa la strada mentre organizza un appuntamento serale con una sconosciuta, o mentre scglie i regali di Natale su Amazon oppure, più semplicemente,mentre avverte in famiglia dell'imminente arrivo, in modo da trovare tavola apparecchiata e pasta fumante senza la necessità di perder tempo per mettersi in pantofole e lavarsi le mani.
Il telefono portatile è uno strumento indispensabile, e non esito ad ammettere che spesso salva la vita: ma esageriamo, con l'aggravante dell'esserci ormai arresi all'uso dissennato che ne facciamo. Se Greta affrontasse con eguale entusiasmo la lotta all'inquinamento da onde elettromagnetiche, troverebbe si piazze stracolme, ma solo di giovani pronti a sgozzarla. Comunque sia, tanto per il caso di incidenti dovuti a distrazione telefonica, quanto per il caso di incidenti dovuti alla assunzione di alcool o di sostanze stupefacenti, gradirei sapere se non sarebbe opportuno e conveniente ( dato l'ammontare della spesa sanitaria), sempre dopo avere salvato la vita, presentare il conto del ricovero in ospedale e di ogni intervento medico al responsabile del sinistro o,meglio ancora, di ogni comportamento delittuoso e/o comunque causa di tragedia. Ritenete voi, amci liberali, che il pericolo di dover sborsare migliaia di euro per le cure mediche a tutti i malcapitati per l'irresponsabile comportamento di grandi e piccini non renderebbe più cauta la guida? E ritenete voi che un genitore oggi notoriamente strafottente di fronte alle abitudini comportamentali dei figli minorenni, rimarrebbe tale ove dovesse su di lui incombere eguale cataclisma?
Andiamo adesso al reddito di cittadinanza. Non credete sempre voi, amci liberali, che sarebbe stato più intelligente e produttivo invertire i ruoli e dare al cittadino in cerca di lavoro la possibilità di prospettarlo, indicando, d'accordo con l'imprenditore, il professionista, il commerciante o l'artigiano il luogo ove prestare lavoro per far valere la propria capacità e rendersi parte attiva del processo produttivo? Ciò avrebbe evitato, non solo di dar danaro a chi già lavora in nero, ma di farlo emergere o almeno darlo a quanti desiderino e possano ottenere e se davvero capaci e ben intenzionati persino mantenere il posto di lavoro, anche oltre al termine del benefici. Se l'Istituto venisse elaborato sulla base dei principi appena enunciati daremmo segnali diversi non solo all'Europa, che valuta con prevedibile sospetto ogni costosa corbelleria che viene prospettata qui da noi, ma anche ai Paesi più evoluti al mondo, tutti sicuramente attenti ad eliminare le fasce di indigenza senza che ciò determini il raddoppio del sacrificio del lavoro - per chi ha la fortuna d'averlo - al solo scopo di mantenere chi lo cerca, o peggio, finge di farlo. Il reddito di cittadinanza, offerto ai giovani e meno giovani, di fatto, senza ottenere nulla in cambio, si risolve in una misura che sorpassa a sinistra l'invenzione del comunismo per giungere ad una soluzione ancor più rivoluzionaria, ovvero quella in cui chi lavora non deve ricavare reddito in quanto quel reddito deve essere destinato a mantenere chi non lavora: sarà chiamato il partito dei non lavoratori e sarà una vera novità, in lotta perenne sia con i Sindacati che con tutte le categorie Artigianali, Commerciali, Professionali ed Industriali.
Ci sarebbe molto altro da suggerire su vari temi quali la Giustizia, il sistema carcerario e sopratutto riguardo il danaro buttato via ( all'estero) per i calciatori. Nello specifico settore, per una sola squadra di calcio si spende di più del risparmio previsto per la riduzione dei Parlamentari, ed aggiungo, al riguardo, che se alla Camera ed al Senato si formassero squadre di calcio per una finalmente seria contrapposizione fra le forze politiche in atto ivi rappresentate, state certi che nessuno oserebbe più proporre la riduzione del numero dei giocatori.
Vi sarebbe poi molto da dire riguardo i conduttori ed i dirigenti della RAI che, per formazione cerebrale più che politica, non hanno alcuna difficoltà a dare per buone le corbellerie enunciate e spesso anche poste in essere dai loro mandanti: ne scriverò diffusamente non appena il fisco mi darà il tempo di tornare in pareggio con le spese di Studio, ovvero fra molti mesi ( ed è solo una speranza....)
Faccio eccezione solo per una notazione indifferibile che riguarda i vertici della RAI. Che costoro al fatto d'essere lottizzati aggiungano il non essere delle aquile ne ho avuto conferma ascoltando una trasmissione radiofonica che, in clima natalizio, parlava del presepe. Dopo normali dissertazioni è stata introdotta alla disquisizione sul tema una scrittrice dichiaratasi lesbica, la quale ha censurato la Sacra Famiglia a causa della presenza di due genitori di Gesù aventi sesso diverso: nessuna replica e fine della trasmissione, nessuna conseguenza per le future puntate. Valerio Zanone amava precisare che ciascuno, sotto le lenzuola, può comportarsi come meglio ritiene ma aggiungeva anche che, per gli interessati alla omosessualità ed altre diversità, sarebbe stato meglio evitare gli sponsali. Non ho dimestichezza con i pensieri del Santo Padre, in atto impegnato a scusarsi ( urbi et orbi...) con una fedele che, tirandolo per la manica stava per farlo cadere. Fossi stato al Suo posto, innanzi tutto mi sarei preoccuparo di riattivare la vecchia e cara portantina, e poi, di ricordare alla voce radiofonica fuori dal coro, che la Sacra Famiglia - data l'Immacolata Concezione - nulla ebbe a che spartire con le pratiche sessuali più o meno tradizionali, rappresentando solo, probabilmente, le traversie di una normale famiglia povera ma illuminata da un dono grandioso, quel figlio di Dio che, in materia di libertà sessuale, di fronte all'incombente lapidazione di una adultera, ebbe a salvarla invitando chi privo di colpe a scagliare la prima pietra. Avesse predicato oggi, in Italia, avrebbe dovuto, innanzi tutto, far sparire miracolosamente il modem di Salvini ed indi mettersi d'accordo con Grillo e con le sardine, altrimenti l'avrebbero lapidata lo stesso.

 

 

RALPH DAHRENDORF UN SOCIOLOGO

  

LIBERALE IN CONFLITTO CON L’AUTORITA’

 

di Pasquale Dante

 

Nato ad Amburgo il primo maggio del 1929, Ralph Dahrendorf  si è spento il 17 giugno 2009, subito dopo avere compiuto gli ottanta anni di una vita di intenso amore per gli studi filosofici e sociologici, coronati con importanti riconoscimenti internazionali sia  sul piano accademico che su quello politico, ove ha lasciato una traccia indelebile nel liberalismo internazionale.
Sul piano accademico, lo ricordiamo professore di sociologia ad Amburgo, Tubinga e Costanza dal 1958, dal 1974 al 1984 direttore della London School of Economics e dal 1987 al 1997 Amministratore  del St. Antony College presso l’Università di Oxford, sul piano politico lo ricordiamo parlamentare liberale tedesco negli anni 1969 e 1970, Segretario di Stato del Ministero degli Esteri Tedesco e componente della Commissione Europea a Bruxelles dal 1970, Presidente d’Onore di Liberal International quando ne era Presidente Giovanni Malagodi, ed infine, sino ad oggi, Patron della stessa Associazione. Acquisita la cittadinanza britannica dal 1988, nel 1993 fu nominato Lord a vita dalla Regina Elisabetta II e nel 1997, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione, fu chiamato a presiedere il Congresso dell’Internazionale Liberale.
E’ evidente che, come liberali, dobbiamo molto a Ralph Dahrendorf per il contributo che Egli ha offerto, come uomo, come filosofo e come sociologo alla evoluzione del nostro pensiero.
L’Uomo Dahrendorf, a mio sommesso avviso, lo si scopre rileggendo il prologo  da Lui tenuto alla Bocconi, in occasione dei cento anni della fondazione della Scuola.

In quella circostanza, egli ha rammentato con commozione il 1947 ed i suoi primi anni da studente presso l’Università di Amburgo, precisando innanzi tutto, che per i genitori operai l’università era rimasta un sogno lontano.
E nel seguire le sue prime lezioni, che erano quel sogno a lui concesso, a volte anche seduto sul davanzale della finestra dell’Aula o sul pavimento accanto al Docente dato il sovraffollamento e la mancanza di strutture,  si riteneva comunque protagonista di una grande, meravigliosa avventura della mente.
Passione quindi per la conoscenza, ed approfondimento degli Studi come opportunità per sostenere il processo di crescita civile ed economica delle Nazioni.
Sul piano politico, filosofico e sociologico Dahrendorf, feroce oppositore di quanti consideravano la Libertà una semplice espressione verbale priva di contenuti politici conseguenti, ha elaborato una importante teoria dinamica del pensiero liberale, avversa al liberismo fondato sul capitalismo di debito  ed attenta alla necessità di promuovere un mercato nuovo, entro il quale contemperare i legittimi interessi dei possessori di beni con quelli dei Cittadini consumatori di quegli stessi beni , evitando che questi ultimi potessero essere influenzati dai loro processi produttivi.

In questa lucida visione dei pericoli del mercato dominato dal primato del potere, dal forte condizionamento che esso esercita attraverso una visione coercitiva e relazionale fra i diversi gruppi dominanti  in un contesto normativo ideato ed  emanato per affermare criteri ed indici di “desiderabilità” del prodotto, Dahrendorf denunciava il nuovo conflitto di classe  fra i potentati detentori del potere legittimo, che lo sfruttano anche normativamente per indirizzarlo e comprimere ogni dissonanza,  ed  ogni sfera sociale destinata alla ricezione di quegli ordini.

Queste riflessioni, che ho sentito il desiderio di riassumere osando forse troppo,  sono il concentrato del ricco patrimonio che Ralph Dahrendorf  lascia ai Liberali del nostro Pianeta.

Superfluo avvertire come, proprio in Italia, ove il nuovo conflitto avvertito da Dahrendorf  si manifesta giorno dopo giorno in tutta la sua potenzialità distruttiva, i liberali non abbiano ancora colto l’importanza di quella felice ed attualissima intuizione, unendo le loro forze per denunciarne i pericoli: tuttavia, ancora una volta con Dahrendorf, siamo costretti a registrare che per alcuni, la Libertà rimane una pura e semplice espressione verbale di comodo che,  nonostante priva di contenuti politici, assolve quanti ritengono di militare in formazioni ideali che ad essa si richiamano, svolgendo così il poco nobile ruolo d’utili idioti asserviti al neo capitalismo autoritario da cui ricevono l’ordine perentorio di smetterla di pensare, riuscendovi per altro, senza sforzo ed alla perfezione

 

 

Oscar Bartoli è un giornalista autore di diversi libri, con la passione per la musica e dotato  di buon senso laico, che vive a Washington. 

Avevo voglia di scrivere, esattamente, quanto Lui ha scritto ed inoltrato via mail ad una cerchia di Suoi lettori.

Ringraziandolo per avermi risparmiato la fatica di esprimere gli stessi concetti, cedo a Lui la parola con una unica precisazione: l'imbarbarimento, la volgarità diffusa nel linguaggio, il mancato rispetto delle più elementari regole di educazione civica, l'incontenibile voglia di fare del male  si percepiscono di più nei grandi centri, In quelli più piccoli, prevalgono solitudine e disperazione.

Pasquale Dante

 

 
 
 Ma che c'importa, ma che ce frega...
di Oscar Bartoli
 
4 novembre 2019
 

Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera ha scritto un lungo articolo che ridotto in soldoni sostiene che gli italiani sono un popolo incolto, privo di senso civico, affetto da diffusa violenza, ultimo nella classifica tra i paesi europei quanto a consapevolezza del vivere in una democrazia.
Le riflessioni del noto professore-giornalista sono in larghissima parte condivisibili.
Durante le nostre peregrinazioni in Italia che si prolungano per diverse settimane siamo testimoni dell'imbarbarimento crescente nella vita quotidiana del Bel Paese.
Credevamo che la volgarità diffusa nel linguaggio, il mancato rispetto delle più elementari regole di educazione civica, l'incontenibile voglia di fare del male ovvero la cifra del traffico fossero tutte qualificazioni del comportamento di quelli che vivono a Roma e che in larga parte romani non sono.
Ma girando per altre regioni, isole maggiori e centri abitati ci è capitato di registrare con sorpresa la diffusione della stessa cattiveria romana, anche se espressa in contenuti e livelli più limitati.
Gli italiani sembra che vivano per mangiare. Gran parte della socialità si condensa intorno ai tavoli complice anche e soprattutto la bontà del cibo che ha connotazioni diverse a distanza di poche decine di chilometri.
Il noto stornello romanesco sembra essere l'inno nazionale per eccellenza.
Facile quindi, come per l'acuto critico del Corriere della Sera, sostenere che "è tutto sbagliato tutto da rifare".
Che l'Italia sia affetta da una pesante e accentuata involuzione del costume, che sia sempre più evidente l'aumento dell'insoddisfazione generalizzata a fronte delle istituzioni che non funzionano, della difficoltà nel tirare avanti, del cicaleccio continuo dei politici nei loro pollai televisivi, ebbene: tutto questo è palpabile.
Ma le generalizzazioni peccano sempre per eccesso di generalità.
Quello che si percepisce immediatamente vivendo a Roma e in altre aree contaminate dalla romanità, e' che si tratta di schiume, spesso maleodoranti.
Queste schiume mettono a repentaglio la consistenza del tessuto connettivo sociale che nella sua struttura fondamentale è fatto di gente con sani principi morali, un alto concetto della famiglia nella quale ci si rintana per fuggire alla pubblica dissoluzione del bene comune.
Insomma, l'Italia non è quella del traffico, quella dei talk show televisivi e radiofonici, quella dei parolacciai di professione, quella dell'inconsistenza dei governanti, quella delle tante mancate promesse, quella di coloro che vogliono spaccare tutto ma non sanno e non vogliono darsi da fare per costruire qualcosa di buono.
C'è una stragrande maggioranza dei 60 milioni di italiani  fatta di gente perbene che si fa il mazzo ogni giorno per portare a casa un po' di soldi, ci sono milioni di donne che non hanno per modello di comportamento le centinaia di sgallettate dei rotocalchi pronte a tutto e costantemente sculettanti per vendere la propria merce. Quelle donne sono l'ossatura della cellula familiare così come lo sono state le loro madri e le loro nonne. Ci sono pensionati che devono vivere con meno di 500 euro al mese.
E poi ci siamo noi, noi italiani residenti all'estero, siamo alcuni milioni.
Ci siamo fiondati in altre nazioni, ci siamo rimboccati le maniche e come i nostri antenati migranti spesso abbiamo dovuto lottare contro l'ostracismo degli indigeni che non volevano accettare la nostra presenza nei loro paesi.
Siccome siamo intelligenti siamo riusciti a costruire un presente ed un futuro per le nostre famiglie.
Non solo facendo pizze (il nostro amico Joe Farruggio con il suo 'il Canale' ha creato una miniera d'oro a cielo aperto).
Ma come medici, sfuggendo alle baronie italiche, siamo riusciti a farci ammirare e apprezzare nonostante la giovane età conquistando in molti casi il primato di importanti dipartimenti ospedalieri.
Ci riuniamo nelle nostre chiese e nelle nostre Case Italiane (a Washington proprio di fronte allo FBI).
Promuoviamo la nostra stupenda lingua nazionale con iniziative con il sigillo dell'ambasciata ma soprattutto con la consapevolezza di essere parte di un patrimonio culturale e artistico che non ha l'eguale nel mondo e godiamo di questo primato che leggiamo negli occhi di chi ci guarda con ammirazione.
Noi italiani all'estero abbiamo dimostrato e stiamo dimostrando intelligenza, grande capacità di adattamento, gusto per l'innovazione, rifiuto della fossilizzazione culturale che impone ad altri di essere bravi solo nella loro limitata fettina professionale.
Noi italiani all'estero che adoriamo la nostra patria d'origine nonostante che spesso per ottenerne un certificato ci vediamo costretti a indicibili calvari mentre nel paese che ci ospita il cittadino normale è considerato persona di serie A e non di serie C.
Noi italiani all'estero impegnati ad insegnare ai nostri figli e nipoti e pronipoti che i numerosi, importanti uomini politici che hanno un cognome italico sono i discendenti di quegli analfabeti che si imbarcarono su piroscafi vetusti per andare a sfidare universi sconosciuti.
Noi italiani all'estero siamo stati preceduti da milioni di altri connazionali che venivano considerati "negri bianchi", perché pur di sopravvivere accettavano di essere pagati meno degli ex schiavi.
E, com'è successo qui negli Stati Uniti, siamo stati linciati da coloro che avevano timore della nostra capacità di adattamento, della nostra forza nel sopportare fatica, drammi familiari, incomprensione.
Ecco perché forse non è azzardato chiedere agli italiani d'Italia di prendere esempio dagli italiani all'estero per cercare di rimettere in carreggiata una nazione abitata da troppi disillusi che non riescono a trovare motivazioni ed energia sufficienti per far tornare la nostra Patria un protagonista a livello mondiale.
 
                                                                                 

 

 

STARE IN EUROPA

di Pasquale Dante 

26 aprile 2019

 

Diciamolo francamente, noi Italiani ci amiamo ed in questo non facciamo eccezione alla regola: in molti si amano, il problema è che noi ci corrispondiamo appassionatamente.
Riusciamo ad amarci girovagando per Città sporche, trasandate e piene di buche, riusciamo ad amarci anche quando scansiamo le pallottole che ormai volano per aria come fossero coriandoli lanciati da bambini festosi nei giorni di carnevale, riusciamo ad amarci anche quando siamo costretti a convivere con la mafia la ndrangheta la sacra corona unita ed ogni altra diavoleria nelle sue mille sfaccettature, riusciamo ad amarci nonostanti consapevoli della corruzione, arte nell'esercizio della quale superiamo le capacità dei maestri della pittura rinascimentale e, per non farla lunga, ci amiamo appassionatamente al punto di dare ai Salvini ed ai Di Maio le responsabilità politiche, non della Svizzera, dove anche con un Governo dedito ai lazzi del goliardismo più deteriore le cose andrebbero bene lo stesso, ma di un Paese come quello appena descritto.
Ciò pèremesso, da qualche tempo, non sensa bisticciare con i congiuntivi, che è quanto dire, da più parti politiche si ritiene utile e producente prendere le distanze dall'Europa, come se tutti i problemi sopra riassunti fossero, non frutto di nostra inciviltà, ma diretta discendenza dalla scellerata decisione di adervi.
Stiamo scherzando?
Qui bisognerebbe ringraziare, se non tutti, la maggior parte dei Paesi Europei, per la clemenza a noi concessa nel tenerci all'interno di un contesto civile: tuttavia questo è il mio personale pensiero, poichè, stando alle preferenze raccolte da sovranisti e populisti, la maggioranza degli Italiani ( votanti) sembrerebbe pensarla in modo diverso.
Prevedo imminenti disastri, ma state tranquilli, siamo pur sempre in Italia ed al risarcimento dei danni provvederà uno dei soliti condoni.

  

Lo avevamo previsto:

3 maggio 2019 - ANSA 

 Spari tra la folla a Napoli: 3 feriti, grave una bimba

 

17 luglio 2019 - ANSA

 

Doppia 'stesa' la scorsa notte a Napoli.

Due raid intimidatori con spari all'impazzata si sono verificati in due zone della città. Due bossoli sono stati ritrovati alla Sanità, davanti alla chiesa nella piazza dove fu ucciso per un'altra stesa, il giovane Genny Cesarano vittima innocente di un raid di camorra. Altri otto bossoli sono stati invece ritrovati in piazza Materdei. Tutti i bossoli sono calibro 9 x 21. Su entrambi i fatti indaga la Polizia. Non si esclude che possa trattarsi della stessa banda ad essere entrata in azione: i due posti non sono lontani l'uno dall'altro

 

14 settembre 2019

 

Un uomo di 31 anni è stato ferito ad una gamba a colpi d’arma da fuco in via Acton, a Napoli. E’ ricoverato all’ospedale “Loreto Mare”: le sue condizioni non destano preoccupazioni.

L’episodio si è verificato intorno alle 5 di questa mattina. 

L’uomo ha riferito che era bordo della sua auto quando ha avuto una discussione con altri automobilisti. Uno di questi ha estratto una pistola e lo ha ferito. Indaga la polizia.